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Intervista a Kawamura Gun

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Il 17
dicembre esce per la Geograph Records il nuovo disco solista di Gun Kawamura.
Artista nipponico, poliedrico, gentile, ironico, graziato da un talento
originale che coltiva con cura. Il titolo del nuovo album sarà “Brutiful” e
sarà presentato il 20 Gennaio in un rifugio amico post partita al Pigneto.
Incontro
Mr. Kawamura per un proverbiale tè, preparato dal medesimo ad arte, una
cerimonia del tè in piena regola ed introduciamo una piccola aneddotica sulla
bellezza partendo dall’orchidea che trovo sul tavolo. La manifestazione della
bellezza secondo il modo di sfiorire sembra apparentemente un argomento fuori
tema:
Suoni
come frontman in un gruppo (Blind Birds N.d.R.) da anni, perché la necessità di un disco solista?
A volte mi è capitato di comporre pezzi non
adatti al gruppo, li mettevo da parte, quando mi si è presentata l’opportunità,
ho accettato la proposta di fare uscire un lavoro come solista. 
Spiegaci
il titolo dell’album, cosa significa “Brutiful
per te?
Ho scelto di chiamarlo “Brutiful” perché è il titolo del terzo disco mai uscito dei
Silverhead, sentivo questa parola vicina alla definizione delle mie canzoni, è
una parola che gioca sull’italiano e l’inglese, brutto/beautiful, non
brutal/beautiful come in inglese, per me una cosa ha importanza quando possiamo
vederne le due facce, se riusciamo a vederle entrambe siamo felici. Penso che
una cosa al 100% positiva o al 100% negativa sia brutta, bisogna mixare le due
per essere qualcosa di attraente … come in un quadro di Alberto Burri ma questo
non lo scrivere … (ride).
Quale
tipo musica ti ha influenzato?
Forse più di tutte mi ha influenzato la musica
che va dal ’65 al ’75, Marc Bolan + T.Rex, Sparks, i già citati Silverhead,
Slade, Bowie, New York Dolls, mi piacciono anche Television, Xtc, Adam Ant,
Robert Wyatt, Todd Rundgren… ascolto anche la musica contemporanea… Toru
Takemitsu, Luigi Nono, Gavin Bryars… e tanti tipi di musica diversi ed ho
tanto rispetto per la musica Brasiliana, se vuoi posso dirti anche chi non mi
piace…
No dai,
manteniamoci in un atteggiamento politically correct, canti in inglese?
Sì, anche in giapponese, vorrei anche in italiano
ma non ho molta confidenza con la metrica (ride).
Nelle tue
composizioni quale valenza ha il testo?
Per me la voce è uno strumento come la chitarra o
il basso. Non sono un poeta, ho sempre lavorato per migliorare la composizione
e dimenticare la tecnica.
A quale
canzone dell’album sei più affezionato?
Non so rispondere.
Ok allora
parliamo, se ti va, di quelle che mi sono rimaste in testa al primo ascolto. Say no word mi ha spiazzato, sembra
qualcosa di diverso da quello che hai suonato finora…
Ho immaginato un uomo che vive a Londra, dove ho
vissuto per alcuni anni, un uomo che non dice mai nulla, che non ha scopo nella
vita o forse ha perso lo scopo, fa passare la giornata “così”, se vuoi, è
malinconica.
Mentre
Mawatte sembra potenzialmente un singolo…
Non lo so questo, è vero la canzone piace un po’
a tutti… racconta della mia infanzia in Giappone, di quando avevo circa
cinque anni, è una canzone in cui sento uno stato di protezione, d’ingenuità…
prima di affrontare il mondo.
E Cure me…
Cure me è una canzone che fa vedere una parte
debole di me, solitamente e come tutti cerco di nasconderla ma qui le ho
lasciato spazio per esprimersi; è una canzone abbastanza semplice… quando
stai male tu vuoi qualcuno vicino, accanto a te, che ti cura.

Finita la
nostra cerimonia, Gun mi regala la scatola del tè meraviglioso che ho bevuto;
lo ringrazio più volte, mi guarda stupito: “Non dire grazie, questa scatola altrimenti
la bevo io!”. Ripenso alla prima volta che ci incontrammo quando disse:
“L’ultimo momento è quello che conta”, ma per me i ricordi sono importanti. Differenze
culturali o di genere?

I. L.